In Cecenia la guerra è latente. E i pericoli per gli attivisti e i giornalisti sono troppi
Guerra nel Caucaso e libertà di stampa, violazione dei diritti umani e il potere del gas, risorsa esauribile. AnnaViva ha intervistato l’attivista di Memorial Elena Zhemkova e il giornalista di Novaja Gazeta Vitali Yaroshevsky per una riflessione sulla Russia di oggi, a tre anni dall’assassinio di Anna Politkovskaja.
|
Dopo l’uccisione di Natalja Estemirova l’associazione per i diritti umani Memorial’ ha chiuso i suoi uffici a Groznij e la redazione di Novaja Gazeta non ha più corrispondenti da quella città. Questo significa che la guerra nel Caucaso non solo non è finita, ma è appena cominciata? |
||
|
Di Pamela Foti Intervista a Vitali Yaroshevsky, vicecaporedattore di Novaja Gazeta, quotidiano indipendente per il quale scriveva Anna Politkovskaja. Vitali Yaroshevsky: “Davanti all’omicidio delle persone, davanti alla barbara uccisione di uomini e donne, cos’altro si può dire se non che in quelle terre la guerra non è finita. E’ latente. Nascosta. E’ in atto una vera e propria guerriglia. E non solo in Cecenia. Si può e si deve parlare di situazione cecena, ma anche di Inguscezia e di Daghestan, ad esempio. Terre nelle quali non vi è alcuna legge, nessuna Costituzione. Nemmeno un codice di guerra. Per non parlare del rispetto per i diritti umani. E tutto questo è indubbiamente il risultato della legge di Putin. Il nostro primo ministro in un certo senso ritiene che l’uccisione dei ceceni da parte dei ceceni stessi conduca alla stabilità. Cosa alquanto discutibile. C’è sempre stata una politica per quell’area. Sempre. Migliore o peggiore non è questo il punto. La questione è che ora non esiste alcun progetto da seguire o far rispettare. C’è solo Ramzan Kadyrov. Del resto, il nostro governo non è controllato da nessuno. Da nessuno… tranne che da Novaja Gazeta e Memorial. E quando sai di non essere controllato fai le tue scelte e non accetti consigli da nessuno. Men che meno dalle persone che non rispetti e che non vuoi ascoltare, come le associazioni umanitarie, Memorial prima di tutte, che fanno un’opposizione seria al governo. Il potere che ci governa ritiene giusta ogni sua azione. Ed è consapevole di non avere grande nemici. Chiedete a Berlusconi cosa pensa della Russia. Ogni tanto mi chiedo cosa succederà in futuro. E mi rispondo che il futuro sta già succedendo. Stiamo assistendo a una guerra terroristica. Azioni terroristiche e fiumi di sangue. In Inguscezia, ad esempio, non è dato sapere cosa stia succedendo. Io credo fermamente che il governo, in quanto garante della Costituzione, debba dare delle risposte. Ecco cosa succede quando non ci sono leggi. Quando non vi è alcun controllo”. |
Di Anna Agliati Intervista a Elena Zhemkova, attivista di Memorial, responsabile dei progetti con le scuole ed esperta dei rapporti russo-tedeschi seconda guerra mondiale. Elena Zhemkova: “Non è una domanda semplice a cui rispondere. Non direi che la guerra non sia mai finita. La situazione è semplicemente nuova. Sì, la sola cosa che si possa dire è che si tratti di una situazione completamente nuova. Per questo tutte le persone che si battono per i diritti umani, come Memorial, hanno perso praticamente l’opportunità di lavorare là. E’ troppo pericoloso per i propri attivisti e giornalisti. Abbiamo preso questa scelta non senza difficoltà, dal momento che grazie a Memorial si ottenevano informazioni sempre aggiornate, potevamo aiutare il popolo, i cui diritti vengono costantemente violati. Cosa succederà adesso non so dirlo, nessuno lo sa. Come faremo noi che siamo qui o gli europei, ad ottenere le informazioni? Informazioni corrette, trasparenti, reali? |
|
|
E’ corretto affermare che temi come il rispetto dei diritti umani in Cecenia e la libertà di stampa e di associazione interessano più l’opinione pubblica occidentale che quella russa, salvo Memorial e poche altre eccezioni? |
||
|
Vitali Yaroshevsky : “Nella società russa di oggi non c’è alcuna discussione in corso su questi temi. Ma c’è stata. Attorno a Stalin. Negli anni di Gorbacev e in quelli di Eltsyn. Ed è stata una discussione approfondita. Poi però è stato deciso che c’è solo una verità. Solo una storia. E tutto questo ha avuto inizio con Putin. La situazione in Cecenia non interessa il popolo russo. Non interessa perché la Cecenia è lontana. Non interessa perché non arrivano informazioni da quella terra. Ma non è sempre stato così. La prima guerra cecena (1994-1996, ndt), ad esempio, si mostrò subito come una guerra veloce, sanguinaria, molto dura. La stampa russa si schierò presto contro quel conflitto e lo raccontò in maniera abbastanza dettagliata. Catturando l’interesse dell’opinione pubblica, contribuendo a creare un’opinione pubblica. Boris Nemtsov (in quegli anni membro del Consiglio della Federazione Russa, ndt) non potè fare a meno che consegnare a Eltsyn milioni di firme contro la guerra. In tv non c’è nulla in generale. Non esiste un canale nel quale si possa dire «il nostro primo ministro non ha ragione», oppure, «il mio presidente non ha ragione». Negli anni di Eltsyn e prima ancora in quelli di Gorbacev non era così. L’autocensura dei giornalisti della carta stampa e della televisione, che hanno deciso di non parlare. Hanno scelto di seguire la linea del Cremlino. Il principio è molto semplice: meglio non parlare di certi argomenti. E se continui a tacere non succederà nulla. Se invece parli si potrebbero avere delle conseguenze. I giornali in Russia hanno pochi articoli, e ci sono quartieri nei quali in tv non si vede niente se non solo il Primo Canale. Quando addirittura nulla. Nella maggior parte dei casi , l’unica fonte di informazione ora è la tv di stato che parla con una sola voce. Proprio come nell’era sovietica nella quale c’era solo Gosteleradio. Si pensa spesso che questa situazione sia solo il risultato del potere esercitato dal nostro governo. Ma non è così”. |
Elena Zhemkova : “Come risultato finale sembra che in effetti l’Occidente sia più interessato di noi a quello che accade qui in termini di violazione dei diritti umani, ma tutte le persone che hanno vissuto nello spazio dell’Unione Sovietica hanno un trascorso storico molto complicato. In questo senso le si può capire. La gente in questo paese non ha praticamente mai vissuto bene. Non solo le singole persone ma anche i loro padri, le loro madri e i loro nonni. Hanno una storia genetica di vita malvissuta. In questo senso, negli ultimi dieci anni, non grazie al potere ma grazie a congetture legate al petrolio e ai prezzi del petrolio si è verificato un obiettivo miglioramento delle condizioni materiali di vita. Per la prima volta la gente ha sentito che qualcosa stava cambiando in meglio. Aumentavano gli stipendi, le pensioni. Non dimentichiamoci che per la prima volta dopo settant’anni, diciamo ottanta, si poteva andare da qualche parte, fare le vacanze altrove. Considerando tutti questi elementi insieme, reagire al passato, alla storia, era come fare un torto al potere sovietico, ad un lungo periodo di repressione, di terrore assoluto. Della mia famiglia, dodici persone non tornarono dalla guerra. Tutti uomini, non uno solo tornò. E questa fu la generazione di mezzo. Quella precedente soffrì la repressione. Non si capisce come la famiglia sia potuta sopravvivere. Considerate che la mia famiglia non è tra quelle che hanno sofferto di più. Perlomeno il nome della mia esiste ancora, ce ne sono molte che si sono completamente estinte. All’inizio del potere sovietico c’era il terrore, poi c’è stata una guerra terrificante, poi conseguenze pesantissime della guerra e il perseverare del potere sovietico. Questa vita, nell’apparenza, a livello di propaganda, era giusta così, in nome di qualche ideologia. Nella realtà era una vita misera. Quindi, quando la gente ha incominciato a vivere meglio, solo perché tutto il mondo cominciava a vivere meglio, negli anni ‘70 e ‘80, si compì il crollo dell’Unione Sovietica. Grazie a questo crollo e a causa di questo crollo, seguirono altri dieci anni di vita molto dura. Accade Sempre, di fronte allo scioglimento dell’Impero e alla nascita di nuove possibilità, che mentre la minoranza della popolazione si arricchisce, la maggior parte viva ancora peggio. Forse solo agli inizi di questo secolo, anche le altre persone hanno cominciato a vivere meglio, non grazie al potere, ma oggettivamente, perché entrarono in vigore alcune riforme del governo Eltsyn. Eltsyn ha ideato le riforme ma i risultati di queste riforme si sono visti soltanto durante il governo di Putin. Se si aggiungono le congetture legate al petrolio, capite perché la gente che per decenni ha geneticamente mal vissuto, ha improvvisamente cominciato a vivere meglio. Allora, la loro, é una condizione psicologica umana molto comprensibile. Vogliono solo vivere bene grazie a loro stessi, senza più dipendere da nessuno. E’ questo il solo messaggio che sono disposti ad ascoltare, non vogliono pensare oltre. Se i veterani della guerra sono tanto importanti per il potere, il potere avrebbe dovuto essere orgoglioso di risolvere questo problema quanto prima. Sono passati sessant’anni! Oppure la situazione del metrò. Molta gente sostiene che restaurare una fermata del metro, costruita nel 1944 durante il regime di Stalin, sia un modo per ripristinare la verità storica. E’ una menzogna! Perché questa fermata restò aperta solo per 6 anni e rimase ferma per cinquant’anni. E quello che più mi disturba è che per restaurare questa fermata hanno speso enormi somme di denaro e non fanno niente per rendere agibili altre stazioni agli invalidi! E’ più importante mostrare la grandezza all’esterno che offrire normali condizioni di vita ai cittadini. Con tutto ciò, Memorial non si trova d’accordo”. |
|
- Login per inviare commenti
