Julia Privedennaja: detenuta da due mesi e mezzo. Di cosa l'accusano?
Nell'autunno 2003 Alexander Solzhenitsyn ha scritto a Julia: "Vi auguro di aver successo nel vostro impeto di servire efficacemente la patria Russia nella sua attuale condizione disastrosa sia fisica e che morale. Incontrerete un muro di indifferenza e di ostilità, e vi derideranno, ma oltre a questo vi ostacoleranno probabilmente anche per confondervi le idee sulla storia della Russia del ventesimo secolo e i doni accumulati dell'opinione pubblica russa nel XIX e XX secolo. Prendetevi il tempo necessario per recuperare il ritardo accumulato. Sarò contento se questi 3 volumi vi potranno aiutare (e forse qualcuno di voi avrà il coraggio di tuffarsi nella lettura de "La ruota rossa "- un libro sui fatti e il significato della rivoluzione russa del 1917)"
Nel 2003, Alexander Solzhenitsyn non usciva piu di casa, quasi non rilasciava più interviste, e firmava i propri libri mettendo solo il nome del destinatario e la sigla. Per Julia ha ritenuto necessario di scrivere questa breve lettera, inviandole la raccolta di tre volumi del suoi articoli con la dedica in prima pagina: "Per Julia e i suoi amici con un sostegno possibile - Solzenicyn".
Gli Amici di Julia erano in carcere. Lei stessa ha fatto quello che poteva per la loro diffesa. Non solo Solzenicyn, ma anche molti attivisti dei diritti umani e operatori culturali hanno conosciuto Julia e il suo gruppo di giovani che hanno avuto il coraggio di chiamarsi "sviluppatori della teoria della felicità."
É passato più di un anno da quando gli amici di Julia sono usciti di prigione. Sembrava che le autorità avessero dimenticato questo caso, ridicolmente assurdo e dolorosamente ingiusto.
Naturalmente è stata una sorpresa quando il 22 maggio di quest'anno é stata improvvisamente arrestata Julia. L'estate scorsa per due mesi e mezzo Julia e' rimasta sotto arresto senza nessun provvedimento di custodia cautelare da parte del giudice. Il 6 agosto grazie agli sforzi dell'avvocato, dei suoi sostenitori e dei suoi amici, e' stata finalmente liberata, però con l'obbligo di non lasciare il luogo di residenza. Era il giorno dei funerali di Alexander Isajevich.
"Che peccato che non sono riuscita ad andare al funerale" - mi ha detto Julia durante la prima conversazione telefonnica. Questa fragile e delicata ragazza di bassa statura è stata accusata di organizzare.la formanzione di un gruppo armato clandestino.
Dieci anni fa Julia e i suoi amici uniti per creare l'organizzazione PORTOS, hanno creato una impresa nel vicino distretto di Lubertsy di Mosca, dove c'era una fattoria, una grande biblioteca e l'auditorium con strumenti musicali e la sala per la formazione dei giovani. Ogni giorno da li partiva un'autovettura sulla quale i giovani trasportavano cibo e portavano l'assistenza necessaria per i veterani e i pensionati.
Ma la loro occupazione principale era quella di formare i giovani, aiutare i giovani provenienti da famiglie disagiate per far trovare con le proprie forze il un posto nella vita. Gli amici di Julia sono riusciti a creare le condizioni di vita e di studio per adolescenti dai 15 ai 18 anni e ad organizzare il loro tempo libero, con la lettura dei libri, il gioco degli scacchi, l'apprendimento della musica e conversazione intellettualmente stimolanti. I ragazzi non riescono a ricordare senza un tremito nella voce, la distruzione ad opera degli ufficiali dell'FSB della loro impresa RUBOP, nel 2000. "Eravamo ingenui e non potevano pensare che ci si potesse aspettare un simile trattamento dalle autorità - mi ha detto Nadezhda Chetaeva. Ufficiali della polizia e FSB venivano a trovarci e si interessavano a noi e facevano domande, controllavano la biblioteca, visitavano l'impresa, dicendo: Bene, ragazzi, avete fatto un buon lavoro. E poi sono venuti degli uomini armati e cominciarono a caricare i nostri computer sulle loro auto, a distruggere i libri, a sgozzare le galline nel pollaio, e a distruggere le aule ... solo allora ci siamo resi conto che erano venuti a trovarci "con cattive intenzioni".
Con particolare tristezza ricordano la sedia a rotelle che era stata donata loro dal pilota Meresyev, i ragazzi la conservavano rispettosamente per darla in prestito a qualche veterano bisognoso, ma la polizia ha "eliminato" anche questa. Il procedimento penale é stato avviato con l'accusa di creare gruppi armati illegali. Perché li chiamano illegali e perché li chiamano armati é difficile da capire.
L'organizzazione PORTOS era legalmente registrata e i fucili da caccia sequestrati erano registrati come lo richiede legge. E' impossibile capire come possono definire una formazione armata un popolo assolutamente pacifico che non combatte nessuno, non spara a nessuno e nel suo programma di attività non é presente nessun segno di agressività.
A proposito dell'organizzazione PORTOS, è stata messa in giro la voce infondata che al suo interno venivano maltrattati i ragazzi ospitati.
"I ragazzi, i quali sono stati dipinti come vittime, hanno dichiarato tante volte di non considerarsi delle vittime e di non avere nessuna pretesa o richiesta di giustizia e che le loro dichiarazioni sono state fatte dopo essere stati sottoposti a forti pressioni e sotto minaccia, ma il tribunale ha ignorato tali dichiarazioni, "- mi ha detto, Nadia Chetaeva.
In piu gli organizzatori PORTOS sono stati accusati di privare le persone illegalmente della libertà. "E questo è assolutamete ridicolo - mi ha detto Nadia. - Il territorio è stato recintato dove era rimasto il filo spinato dai vecchi tempi. La recinzione era vecchia, con dei fori attraverso i quali si poteva camminare tranquillamente, ma anche dal cancello principale si poteva entrare e uscire liberamente.
In verità, al contrario che tanti volevano entrare e non volevano lasciarci. Tre persone - Yuri Davydov, Tatiana Lomakina e Irina Derguzova hanno scontato una pena per queste accuse assurde.
E poi a sorpresa di tutti e' stata arrestata Julia.
- Julia, raccontaci come è avenuto l'arresto e il con quale atto d'accusa?
- Quel giorno Nadia Chetaeva e io facevamo il riassunto del nostro lavoro della settimana. Poi volevamo andare al funerale di Rimma Kazakova, andavamo a trovarla ogni tanto e l'ultima volta l'abbiamo vista sei mesi fa.. Io sono uscita prima di Nadia. Improvvisamente quattro uomini in borghese si sono avvicinati a me e mi hanno detto: "Yuliya
Anatolievna lei é in stato d'arresto ed é una latitante". Ho chiesto: "Chi siete?" Loro hanno mostrato la tessera dell'FSB. Poi siamo arrivati ad un minibus, c'erano altri sei ufficiali dell'FSB, e mi hanno messa nel minibus. Ho chiamato Nadia, lei é scesa e le stato concesso di sedersi in macchina con me. All'inizio mi dicevano che mi avrebbero portata alla Lubjanka, ma poi mi hanno portata all'ufficio regionale del procuratore di Mosca . Quando Nadia ha provato a chiamare, ci hanno detto:"Se intenzione di chiamare, ti buttiamo fuori da qui". Abbiamo chiesto loro perché ci arrestano invece di affrontare i veri criminali. Avevano risposto: "Sapete che l'ideologia è ancora peggio della criminalità?" E ancora hanno detto: "Qual'é il vostro scopo? Perché riunite i giovani, perché riunite giovani da diverse città? .." Evidentemente, hanno studiato, chi siamo e cosa facciamo.
[...]
Due mesi e mezzo in carcere hanno convinto ancora di più Julia di quanto sia importante il suo lavoro con gli adolescenti e come sia importante aiutare i bambini svantaggiati a trovare una posizione nella vita sociale che gli assicura contro il furto, l'ubriachezza e la tossicodipendenza. Nel frattempo, presto ci sarà un processo, e Julia può ancora una volta essere strappata da questo lavoro importante e necessario. Questa volta potrà essere per un lungo periodo.
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