L’omicidio di Natalia Estemirova: dove portano gli indizi? Coloro che si battono per la difesa dei diritti umani si sono rivolti ai capi di stato.

Il 15 luglio 2009 è stata assassinata in Cecenia Natalia Estemirova. Alla vigilia dell’anniversario della sua morte i suoi colleghi, famosi per l’impegno nella difesa dei diritti umani, hanno indetto una conferenza stampa dal titolo “L’assassinio di Natalia Estemirova: le indagini e i dubbi ad esse collegati”.

“E’ molto comodo fare il nome del colpevole, ancora meglio se questo colpevole non ha modo di obiettare”. E’ con queste parole che Aleksandr Čerkasov, membro di Memorial, centro per la difesa dei diritti umani, ha dato il via alla conferenza stampa. “Ecco, noi abbiamo l’impressione che gli indizi portino a questo colpevole: un guerrigliero che è stato freddato lo scorso autunno durante un’operazione speciale. Secondo gli inquirenti sarebbe stato proprio lui a rapire ed uccidere per un’ostilità personale Natalia.”

“Vorrei ricordare gli avvenimenti trascorsi un anno fa”, così continua Svetlana Gannuškina, membro del consiglio per la difesa dei diritti umani del governo della Federazione Russa, “Nel pomeriggio del 15 luglio di un anno fa ci è giunta la notizia della scomparsa di Natalia… Si sono poste subito due questioni: la prima riguardava la richiesta formale per riconoscere la sorella di Natalia come la persona che ha subito i danni a causa della morte di Natalia e la seconda il fatto che l’avvocato avesse ottenuto l’accesso al materiale collegato al delitto. La soluzione ai nostri dubbi è arrivata solo durante l’autunno di quest’anno. Proprio allora siamo venuti a sapere che già da molto tempo gli indizi avevano accertato il nome dell’assassino (vedi documento). Si tratterebbe di A.A. Bashaev, membro di una banda armata illegale…

Il testimone ha spiegato il motivo per cui è stata accusata proprio questa persona. Sul luogo del delitto è stato ritrovato un pezzo di gomma. Dopo qualche tempo è stata ritrovata in uno scantinato di una casa di Grozny un’automobile. Nel bagagliaio di questa automobile è stato rinvenuto un silenziatore al quale si adattava perfettamente quel pezzo di gomma che era stato trovato durante la perquisizione del luogo del delitto. Poi…è stata ritrovata una pistola, alla quale si adattava il silenziatore, al quale a sua volta si adattava il pezzo di gomma. Infine è stato trovato anche un certificato falso di un membro degli organi attivi nella difesa dei diritti umani, con una foto che ritraeva proprio il guerrigliero Alhazur Bashaev…

Dalle risposte degli inquirenti mi era chiaro che nemmeno loro credevano a questa meravigliosa teoria…”

“Secondo gli indizi Alhazur Bashaev, che abitava nel villaggio di Shalazhi, nutriva un sentimento di ostilità personale nei confronti di Natalia Estemirova”, spiega Aleksandr Čerkasov, “perché verso la fine di aprile dell’anno scorso lei si era recata in questo villaggio e aveva scritto che lui era un guerrigliero. Ma il fatto è che Natasha non è mai andata nel villaggio di Shalazhi, non ha raccolto informazioni sulla Jaamat di Shalazhi e non ha mai firmato con il proprio nome e cognome alcun documento riguardo le attività di questa Jaamat, tanto meno riguardo Alhazur Bashaev. Da dove può essere venuta fuori quindi questa versione dei fatti? Io sospetto che qualcuno del gruppo d’indagine abbia trovato nel computer di Natasha il solito bollettino destinato al Memorial, preparato da lei stessa in Cecenia mettendo insieme tutte le informazioni disponibili. Inoltre a nessuno di noi è stata posta alcuna domanda concreta riguardo a questi avvenimenti. Nessuno si e’ impegnato per cercare di capire perché queste informazioni si trovavano nel suo computer. Io ho testimoniato dicendo che Natasha non ha mai lavorato a Shalazhi al caso di Alhazur Bashaev dopo che ci è stato raccontato di questa versione..”

“Io ho lavorato assieme a Natalia Estemirova ad uno dei suoi ultimi casi”, ha raccontato Tatyana Lokshina, ricercatrice in Russia per Human Rights Watch, “il 7 luglio dell’anno scorso Rizvan Al’bekov e il figlio Aziz, abitanti del villaggio di Ahkinču-Borzoj, sono stati sequestrati da ufficiali delle forze del ordine. Nello stesso giorno Rizvan Al’bekov è stato ucciso sotto gli occhi degli abitanti. Si trattava di una punizione pubblica a scopo esemplare. Secondo le informazioni che Natasha Estemirova ha ricevuto e diffuso il 9 luglio, a quest’esecuzione tutt’altro che legale avrebbero partecipato i membri del ROVD(ufficio regionale delle forze dell’ordine) di Kurčaloj. Natasha Estemirova è stata la prima persona a raccontare di tutto ciò. Poco dopo la sua intervista è stata uccisa. Quando gli inquirenti hanno interrogato me e altri colleghi di Natasha hanno parlato con tutti noi esattamente di questa faccenda, e gli inquirenti ci hanno fatto capire che si trattava di qualcosa di molto importante…”

Oleg Orlov, direttore del Memorial ha sostenuto: “Cosa è stato fatto per indagare su quelle faccende di cui si stava occupando Natasha Estemirova poco prima della sua uccisione? Rapimento di persone, esecuzioni illegali, incendi alle case dei parenti dei guerriglieri; ci sono tutte le ragioni per ritenere che queste faccende siano siano correlate alle forze dell’ordine cecene. Nessuna di loro è stata oggetto di indagine! Mi è chiarissimo che non vale la pena parlare di nessuna indagine che sia collegata all’assassinio di Natasha. Perché?

Vorrei ricordarvi ciò che è successo prima dell’uccisione di Natasha. Nel corso di alcuni mesi alcune delle personalità più importanti della Cecenia si sono scagliate con delle enormi accuse infondate sui difensori dei diritti umani in generale, più in particolare sui membri di Memorial. In televisione Ramzan Kadyrov li ha paragonati pubblicamente a banditi e terroristi. Anche il suo braccio destro Adam Delimhanov ha paragonato pubblicamente i difensori dei diritti umani a complici di terroristi, affermando inoltre che tutti coloro che appoggiano i terroristi devono essere annientati. “E noi li uccideremo!”, ha detto. Dopodiché è accaduta la tragedia: la morte di Natasha. È passato un anno. E cosa è cambiato? Dall’inizio di quest’anno sono aumentate di nuovo le accuse, le minacce e le diffamazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani. Come apoteosi di questa campagna il 3 luglio in un’intervista televisiva Ramzan Kadyrov ha accusato i difensori dei diritti umani e in particolare alcuni collaboratori del Memorial in Cecenia di essere, “nemici del popolo, nemici della legge, nemici dello Stato”. Questa è una minaccia diretta. Molto pericolosa. Senza dubbio è un segnale. Proprio così lo percepiscono i funzionari e gli organi della repubblica: una minaccia nei confronti di persone concrete da parte di persone al di fuori della legge. Ci rivolgiamo ai vertici della Russia e alla comunità internazionale con la richiesta di fare tutto il possibile per scongiurare gli scenari più tragici che potrebbero derivare dall’evolversi di questa situazione.

Luogo

Russia