L’UCRAINA VOLTA LE SPALLE A YUSHENKO

Kiev è avvolta nella neve come cinque anni fa quando in piazza dell’Indipendenza scoppiò la rivoluzione arancione, nata per allontanare l’Ucraina dalla Russia e riavvicinarla all’Europa occidentale. E come cinque inverni fa, un freddo polare accoglierà i 46 milioni di ucraini che oggi si recano alle urne per le prime presidenziali dopo la storica vittoria di Viktor Yushenko nel gennaio 2004.

Tutti gli osservatori sono concordi nell’escludere che qualcuno dei 18 candidati possa vincere al primo turno. È certo invece chi perderà: il presidente uscente, accreditato di un misero 3% dei voti. Yushenko si avvia a diventare il Lech Walesa ucraino. Come l’ex presidente polacco è destinato a finire fuori dalla scena politica dopo aver rischiato la vita (per un avvelenamento di diossina, che l’ha sfigurato) e dopo aver vinto l’unica elezione finita al secondo ballottaggio (il primo, a lui sfavorevole, fu invalidato dalla commissione elettorale, per brogli). La sua icona ora diventerà un simbolo del passato. A contendersi la vittoria sono essenzialmente in due: Viktor Yanukovich, il filo-russo leader del Partito delle Regioni e Yulia Timoshenko, la bionda primo ministro un tempo alleata di Yushenko, ora sua avversaria politica. I sondaggi danno lui al 30% lei al 20.

Yushenko nella sua ultima intervista a Radio Free Europe dice di non aver fallito in questi cinque anni. Ma è troppo generoso verso se stesso. Ha fatto, invano, dell’ingresso ucraino nella Nato l’elemento chiave. Yanukovich ha detto che in caso di vittoria bloccherà tale adesione. E i sondaggi popolari gli danno ragione. Chi analizza gli umori degli ucraini come il Pew Reasearch ha scoperto anche che l’88% è insoddisfatto di come va il paese e ben l’83% ne imputa la causa al presidente Yushenko.

L’Ucraina economicamente è a pezzi e ha rischiato il default: il Pil lo scorso anno ha perso 16 punti e le banche hanno traballato pesantemente con la svalutazione della hrivna, la moneta locale. La Tymoshenko ha basato la propria campagna elettorale proprio sul rilancio dell’economia e sul controllo delle spese. Il Fondo Monetario Internazionale che ha sostenuto economicamente il Paese (è una delle più grandi economie europee e un suo collasso avrebbe un effetto-domino disastroso) con 16,4 miliardi di dollari nel 2008, ne ha messi in cantiere altri 11 lo scorso anno, salvo bloccare l’ultima tranche del prestito per qualche strampalata idea elettorale (come aumentare pensioni e stipendi del 20%). La Tymoshenko, o meglio la stabilità politica, sbloccheranno tale prestito. Se davvero, come sospettano molti, l’ex pasionaria si è accordata con Putin su nuovi rapporti amichevoli tra vicini di casa (in cambio dell’ingresso russo nei gasdotti ucraini) l’economia locale ne trarrà vantaggio. I paesi che come il nostro dipendono dal gas russo, forse meno.

Della Tymoshenko, un suo ex collaboratore Dimity Vydrin dice che lei stessa si definisce la reincarnazione di Evita Peron. Il marito che non c’è più, il suo Peron, sarebbe Yushenko politicamente morto. L’Evita di Kiev è sopravvissuta al crollo del sogno arancione, di cui è l’unica erede (ma nei manifesti elettorali l’unico colore che le indossa è ormai un angelico bianco). Lo spirito rivoluzionario è stato parzialmente raccolto da Arsenij Jacenjuk, classe 1974, il più giovane dei candidati, ex presidente della Rada, il parlamento ucraino, che potrebbe raccogliere i voti degli scontenti. È in crescita nelle ultime ore Serghei Tyhypko, ex presidente della Banca d’Ucraina che secondo i sondaggisti russi potrebbe addirittura superare la stessa Tymoshenko. Chi alla fine vincerà sarà probabilmente Yanukovich. Per impedire l’elezione di questo personaggio del passato, tantissimi scesero in piazza cinque anni fa, sostenuti dall’amministrazione americana e da molte cancellerie occidentali. La rivoluzione colorata comunque non ha perso. Con quella di oggi sono quattro le elezioni nelle quali si alternano al potere filo-occidentali e filo-russi. Il tutto senza moti di piazza, senza colpi di stato, senza proclamazione di stati di emergenza, senza carri armati per le strade. Da queste parti non è una cosa da poco.

Andrea Riscassi, Fondatore dell’associazione Annaviva
Kiev, 17 gennaio 2010

Luogo

Kiev
Ukraine