L'ACCUSA DI VORONIN: BUCAREST DIETRO LE PROTESTE DI PIAZZA

Il Presidente comunista della Moldova ha accusato la Romania di essere implicata direttamente nelle dimostrazioni antigovernative a Chisinau.

“Si tratta di un tentativo di golpe” secondo Voronin. “Non appena la bandiera rumena è apparsa sugli edifici presidenziali, chiaramente si è compreso il tentativo di colpo di Stato da parte delle opposizioni” ha aggiunto il 67enne presidente, il cui mandato scade questa settimana.

Inoltre, Voronin ha dichiarato che l'ambasciatore rumeno e tutto il corpo diplomatico di Bucarest sono considerati “persona non grata”, ergo espulsi dal Paese. La concessione di visti per i cittadini rumeni è stata sospesa.

Il Ministero degli Esteri rumeno ha diramato un comunicato secondo il quale “Le accuse del presidente Voronin sono una provocazione” e che “non è accettabile che le autorità comuniste di Chisinau scarichino la responsabilità dei problemi interni alla Repubblica di Moldova sulla Romania”.

In risposta alla chiusura di Chisinau sui visti, Bucarest ha dichiarato che al contrario non adotterà alcuna restrizione sull'ingresso di cittadini moldavi in territorio rumeno.

Accanto alle minacce, il presidente comunista Voronin ha minacciato di continuare ad avvalersi della forza per reprimere le dimostrazioni dell'opposizione, qualora esse dovessero continuare nei prossimi giorni

Il terzo giorno di protesta nella piazza centrale di Chisinau si sono riuniti alcune centinaia di manifestanti, i quali hanno tentato di bloccare il traffico scandendo lo slogan “abbasso il comunismo, basta coi comunisti”. Immediatamente, uno squadrone di polizia è intervenuto per disperderli.

Tale episodio avviene dopo la climax di martedì 7 aprile, giornata nella quale i manifestanti – che contestano la vittoria dei comunisti ottenuta grazie a brogli elettorali che hanno consegnato loro più del 50% dei consensi – hanno occupato gli uffici presidenziali. Tra i circa quindici mila manifestanti, molti i giovani con bandiere dell'Unione Europea e della Romania, entità statali considerate vero e proprio punto di riferimento e di appoggio per un'evoluzione democratica da compiersi anche in Moldova.

Secondo le fonti ufficiali, finora 270 sono gli arrestati. Una la vittima a seguito delle cariche della polizia di regime.

Lo stesso Voronin, che è anche leader del Partito Comunista della Repubblica di Moldova, in diretta dalla televisione di Stato ha bollato gli oppositori come “fascisti ubriachi che vogliono annientare la democrazia e l'indipendenza della Moldova”.

Secondo i dati ufficiali, il Partito Comunista avrebbe ottenuto più del 50% dei consensi, pari a 61 seggi su 101 in parlamento. I tre partiti dell'opposizione, tutti filoeuropei, avrebbero in tutto raccolto soltanto il 35%. Nello specifico, il Partito Liberale il 13%, il Partito Liberal-Democratico il 12%, e l'alleanza “Nostra Moldavia” (ispirata al partito filoeuropeo Nasha Ukrajina di Vyktor Yushchenko, attuale presidente ucraino) il 10%. il restante 4% sarebbe stato ottenuto da quattro formazioni politiche minori, comunque entrate in parlamento.

Secondo le opposizioni le elezioni di domenica sono state falsate. L'OSCE ha dichiarato che esse si sono svolte “in generale secondo le norme internazionali”.

Il ministero degli esteri russo – interessato a mantenere lo status quo a Chisinau per evitare che l'ennesimo paese ex-satellite del Cremlino scelga il mondo occidentale, liberandosi finalmente dall'oppressiva influenza di Mosca – ha riconosciuto come valide le operazioni di voto e di scrutinio delle elezioni, sostenendo che “la vittoria dei comunisti con più del 50% dei consensi è frutto della legittima scelta dei cittadini moldavi”, inevitabilmente accusando l'occidente di essere regista delle manifestazioni.

Matteo Cazzulani