Tre anni senza Anna. Quanto tempo ci vorrà ancora prima che i russi dicano basta?

Guerra nel Caucaso e libertà di stampa, violazione dei diritti umani e il potere del gas, risorsa esauribile. AnnaViva ha intervistato l’attivista di Memorial Elena Zhemkova e il giornalista di Novaja Gazeta Vitali Yaroshevsky per una riflessione sulla Russia di oggi, a tre anni dall’assassinio di Anna Politkovskaja.

Di Anna Agliati e Pamela Foti

Politkovskaja, Baburova, Markelov, Estemirova, Sadulajaeva e suo marito. Dobbiamo temere di aggiungere altri nomi all’elenco? E quanti ce ne vorranno prima che i russi dicano basta?
 

Intervista a Vitali Yaroshevsky, vice caporedattore di Novaja Gazeta, quotidiano indipendente per il quale scriveva Anna Politkovskaja.

Vitali Yaroshevsky: “Un noto storico russo, Natalij Dylma, in uno dei suoi studi è giunto alla formulazione di un algoritmo che sta alla base di questo principio: a 10 anni di crescita della democrazia ne corrispondono 20 di ristagno e reazione. Una sorta di ciclicità della storia, dimostrata da fatti e da documenti.

Oggi noi ci troviamo nel bel mezzo di questo ventennio. Il ventennio della restaurazione, della reazione. Sono già trascorsi i primi dieci anni di questa fase. E sono stati molto pesanti.

Ne abbiamo davanti altri 10. Ma io credo che la situazione ora possa cambiare per far spazio a una nuova politica, a qualcosa di diverso.

Il potere opera secondo uno schema ben preciso. Uno schema che può condurre a conseguenze molto serie. Quando c’è unanimità, quando esiste un solo parere e un solo punto di vista, quando non esiste alcuna discussione all’interno della società e non viene posta alcuna domanda, beh allora non può esserci politica.

E se questa non c’è, si accumula energia distruttiva. Ne è un esempio l’ondata di nazionalismo alla quale abbiamo assistito. E, come la storia insegna, il nazionalismo conduce al fascismo.

Adesso, invece, abbiamo nuovamente iniziato a discutere. A prendere in esame e vagliare le diverse prospettive che abbiamo davanti a noi. Prospettive a medio termine.

Per il momento la situazione resta pesante. Le statistiche dicono che a causa della crisi sono circa 24milioni e mezzo le persone che non posseggono nulla.

Ma è in contesti come questo che nasce il desiderio di volere e sperare in qualcosa di diverso. ”

     

Intervista a Elena Zhemkova, attivista di Memorial, responsabile dei progetti con le scuole ed esperta dei rapporti russo-tedeschi seconda guerra mondiale.

Elena Zhemkova: “Spero davvero che non aggiungeremo altri nomi alla lista dei giornalisti e attivisti uccisi. E’ molto probabile che la mia speranza sia infondata ma non voglio smettere di sperare. Bisogna però anche essere consapevoli che oggi non ci sono praticamente possibilità di condurre processi giusti.

Sono già passati tre anni dall’uccisione di Anna Politkovskaja e i colpevoli non sono ancora stati trovati, nessuno è stato punito per il crimine compiuto.

Novaja Gazeta può dire quanti sforzi siano stati fatti per far sì che il potere conducesse indagini appropriate. Lo stesso vale per noi quando pensiamo all’uccisione di Natalja Estemirova. Ancora più grave è il fatto che il potere federale non fa nessuno sforzo, spende solo parole, parole formali che esprime perché.. deve. Perché l’Occidente se le aspetta.

Cosa può fermare il perseverare di queste violenze e di quelle del mondo intero? Solo un’indagine giuridica corretta e la punizione dei colpevoli. Innanzitutto la punizione e poi la prevenzione. O al contrario, prima la prevenzione e poi la punizione.

Prevenzione significa scoperta delle cause, e la scoperta delle cause implica lo sviluppo di uno stato di diritto, perché la gente capisca che è sempre meglio risolvere le situazioni di conflitto attraverso un percorso di diritto. La punizione è chiaro in che cosa consista.

In tal senso l’omicidio di Anna Politkovskaja e delle altre persone è il risultato diretto del fatto che i criminali che hanno attentato alla vita di persone giuste in Cecenia , non siano stati puniti molto prima.

Nel ‘94-‘95-‘96 sono stati violati i diritti di persone comuni, non famose: erano bambini, uomini e donne. Il passo successivo è stato la violenza contro i giornalisti che scrivevano di queste violazioni. Poi è arrivato quello contro gli attivisti dei diritti umani che raccolgono le informazioni.

E’ un percorso piuttosto logico. Naturalmente spero che questo percorso abbia fine presto, ci voglio credere ma, ripeto, le sole condizioni perché questo possa avvenire sono la prevenzione e la punizione. Il governo non fa assolutamente quello che dovrebbe fare perché si sente purtroppo coinvolto in questi crimini”.

 
Il sequestro dei computer di Memorial, il ritorno nelle metropolitane di cartelloni che riportano slogan che ricordano quelli dell’era staliniana, i conflitti russo-polacco sulla storia significano che la Russia di Putin ha aperto e immediatamente richiuso il confronto con il proprio passato?
 
Vitali Yaroshevsky : ““Noi non vogliamo vedere il nostro passato o meglio, non interroghiamo il nostro passato.

Negli anni della perestrojka e nei primi anni dell’era Eltsin, secondo il mio punto di vista, la Russia era più aperta al dialogo con la sua storia.

Lo dimostra anche il fatto che in quel periodo è stato aperto l’Archivio di Stato e sono stati tradotti e pubblicati importanti documenti del passato russo.

L’unica motivazione che può giustificare questa differenza di approccio nei confronti della memoria, è la mentalità. Credo davvero che si tratti di mentalità.

Prendiamo l’esempio di Hitler e Stalin. Hitler, anche solo per il fatto di aver perso la Guerra, ha subito un vero e proprio processo storico. Non è successo altrettanto con Stalin.

Uno studioso del periodo ha riassunto in poche parole la prima e grande realtà da denunciare. Ovvero che Stalin era un assassino patologico. Ha ucciso delle persone.

Ciò che invece non è mai stata messa in discussione è la vittoria Sovietica sulla Germania fascista. Oggi come allora questo è riconosciuto come un fatto storico.

Diverso però è il discorso se parliamo di vittime. Delle vittime dello stalinismo. Delle vittime di crimini contro l’umanità. Ancora oggi non siamo in grado di dire con esattezza quante siano state.

Ma facciamo un altro esempio.

Qualche anno dopo la fine della guerra Stalin stabilì che le perdite al fronte tra le fila dell’Unione Sovietica furono circa 7 mila.

Trascorsero altri 20 anni dalla Guerra e Chrušcëv aumentò il numero dei caduti a 20 mila.

Dopo altri vent’anni fu il turno di Gorbacëv, che parlò di 27 mila vittime.

E non molto tempo fa, una commissione di esperti stabilì che il numero esatto dei caduti fu di 35 mila.

Molti storici però sono propensi a credere che il totale delle vittime di guerra superi i 40 mila morti.

Se nel corso degli anni è stato così semplice cambiare le cifre e le informazioni, a quale memoria dobbiamo fare riferimento. Insomma, come è possibile parlare di memoria? ”

   Elena Zhemkova : “La Russia non ha chiuso i conti con il proprio passato. Perché la Russia è grande, ci sono numerose regioni, tutte molto diverse tra loro, ognuna con una situazione interna particolare. A livello federale però, la storia diventa oggetto della politica. Nella domanda che mi avete posto avete menzionato voi stesso esempi precisi.Riguardano innanzitutto i rapporti con i paesi confinanti, vicini, con l’Ucraina, la Polonia, la Georgia. Svelano tutti questioni di politicizzazione di diverso tipo: vengono sollevati nuovamente a livello europeo vicende storiche mondiali del passato già “risolte”, pensiamo a Katyn o al patto Molotov-Ribbentrop. Tuttavia, a livello regionale, resta da considerare la questione del passato in relazione con l’attualità. Qui non ci sono contraddizioni perché a livello federale il potere vuole che del passato noi rappresentiamo solo la gloria, la gioia, le vittorie. Considerate ad esempio la grande guerra patria - noi non la chiamiamo seconda guerra mondiale, ma guerra patria- : fattivamente, è una guerra vinta, si menzionano soltanto le vittorie. Torniamo ad una rappresentazione della guerra tipicamente Brezhneviana. Ciò che conta è la vittoria, i successi ottenuti e non importa a quale prezzo. Nel prezzo rientrano le vite umane, i diritti umani: tutto ciò passa in secondo piano. Tuttavia, non si può dire che sia sempre così. Se guardate i programmi in televisione propongono buoni documentari. C’è il lavoro di Memorial. L’interpretazione della storia è dunque molto più complessa di quanto appaia, in un certo senso anche più pericolosa. Anche quando le informazioni sono veicolate dai mezzi di comunicazione di massa, dalla televisione in particolare, molte restano in sordina. Ai giorni nostri i migliori risultati si ottengono nell’educazione de giovani che, da un lato accedono alle informazioni su internet o attraverso canali non ufficiali, dall’altro vedono come il potere strumentalizzi la storia per i propri scopi. Quali possono essere allora i risultati di questo processo nell’educazione dell’uomo? Capiscono che ci furono guerre, violenze, omicidi, ma questo non sembra spaventoso! Perché alla fine di tutto l’obiettivo principale è conquistare la vittoria, e adempiere responsabilità statali. Il nostro punto di vista, il punto di vista di un’organizzazione che lavora moltissimo con gli studenti, è un altro. Già da dieci anni si tiene un grande concorso per gli studenti dal titolo “L’Uomo nella Storia della Russia del XX secolo”, il concorso è aperto a tutta la Russia, proponiamo agli studenti di scrivere un tema storico. Gli diamo un grande spazio, proponendogli di scrivere la storia di un uomo vissuto nel ventesimo secolo. Non insistiamo su una traccia precisa, con la convinzione che riusciranno a scrivere schiettamente e sinceramente, solo prendendo esempi dalla loro famiglia, dai loro vicini, esempi concreto del distino dell’uomo. Per questo il concorso di chiama “L’Uomo nella Storia”. La sola condizione che poniamo è quella di scrivere di persone, non vogliamo la storia di una fabbrica di trattori, ma quella di gente che lavora nell’azienda di trattori. Vediamo che non appena incominciano a scrivere, sinceramente, la storia della loro famiglia o dei loro vicini, si pongono domande sulla repressione e sul prezzo della guerra, si chiedono: che cosa sono questi obiettivi? Ci rendiamo conto che la propaganda, la strumentalizzazione della storia degli ultimi dieci anni da parte del potere da purtroppo i suoi frutti. E’ chiaro nei testi scritti dagli studenti. Non è senz’altro un processo veloce da cambiare. Forse sapete che già da tre anni in Russia è in corso una grande discussione sui libri di testo, perché molti dei professori di oggi sono orientati su questa visione del passato utopico senza domandarsi quale sia stato e sia il prezzo della guerra. Le scuole ovviamente comprendono che Memorial svolge un lavoro di grande rilevanza, abbiamo chiarito sin dall’inizio che il nostro obiettivo non era solo quello di ripristinare la verità storica ma, ancora più importante, parlare dei giorni nostri. Questa è la specificità di Memorial, è scorretto credere che ci occupiamo di storia- non siamo un istituto storiografico. Non siamo però nemmeno solo un’organizzazione che lotta per la difesa dei diritti dell’uomo contemporaneo. Crediamo sia tanto importante parlare della storia passata dal punto di vista della violazione dei diritti umani quanto della storia attuale, capendo quali sono le ragioni e i meccanismi che hanno prodotto l’attuale situazione storica. Credo che questa modalità di trattare la storia sia corretta non soltanto per la Russia o per i paesi dell’ex Unione Sovietica, ma valga per tutti paesi. Se voi parlate della storia dell’Italia, sono sicura che molti problemi attuali siano il risultato di processi storici particolari e dipendenti dalla rielaborazione, o dalla non rielaborazione, degli stessi fatti storici. Quello che rimane sono scheletri nell’armadio. In Russia gli scheletri nell’armadio sono molti di più e per questo il passato della Russia, e in generale dell’ex impero sovietico- quando pronuncio la parola Russia mi rendo conto che sia una parola “ingiusta” perché Memorial è un’associazione internazionale e in quanto tale si occupa del passato di tutto lo spazio ex-sovietico, non si può dividere la Russia dall’Ucraina. L’idea di Memorial è che il nostro passato non ci debba dividere ma unire”.