Tre anni senza Anna. Russia: il gas ce lo ha dato Dio
Guerra nel Caucaso e libertà di stampa, violazione dei diritti umani e il potere del gas, risorsa esauribile. AnnaViva ha intervistato l’attivista di Memorial Elena Zhemkova e il giornalista di Novaja Gazeta Vitali Yaroshevsky per una riflessione sulla Russia di oggi, a tre anni dall’assassinio di Anna Politkovskaja.
Di Anna Agliati e Pamela Foti
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Il gas russo compra il silenzio di tanti governi europei. Per evitare questa dipendenza potrebbe nascere lo stimolo verso le energie alternative? |
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Intervista a Vitali Yaroshevsky, vice caporedattore di Novaja Gazeta, quotidiano indipendente per il quale scriveva Anna Politkovskaja. Vitali Yaroshevsky: “Di recente sono state rilasciate due interviste a due grandi quotidiani, Il Wall Street Journal e il Financial Times, giornali che come è noto influenzano l’opinione pubblica mondiale. Mentre al WSJ è stato dichiarato che la Russia è intenzionata a investire nel campo delle tecnologie e delle nanotecnologie, al FT è stato sottolineato che le forniture di gas russo vengono da Dio, che è stato Dio a darci il gas. Noi russi, è vero, forniamo il gas ai paesi attorno. Ma fino a quando? Per il momento non se ne parla. Affronteremo la questione tra 100 anni. Ma ciò che succederà tra 100 anni dipende da noi. E questo è un fatto indiscutibile. La realtà è che chi ci governa continua a sostenere che tutto sia assolutamente sotto controllo. Nessuno, poi, pone attenzione alle cifre perché i numeri smentiscono quando assicurato dal nostro governo. Ma in questo anno di crisi la fornitura di gas russo all’Europa è stata ridotta del 20%. E la realtà è anche un’altra, e cioè che noi, che la gente comune usa quotidianamente questa fonte che può esserci tagliata da un momento all’altro. Per i primi tre mesi della crisi economica, ogni giorno ci veniva spiegato che i responsabili della situazione erano gli americani. La propaganda ha lavorato affinché i russi riconoscessero negli americani i soli colpevoli del crollo finanziario. Al di là che questo sia vero o meno, oggi la situazione appare chiara: la crisi è ormai in atto in Russia. I titoli sono crollati uno dietro l’altro. E non sono stati gli americani a distruggere il nostro sistema bancario. Non è colpa degli americani se il rublo si è svalutato. La responsabilità è delle nostre banche. Sono le nostre banche che hanno concesso crediti con un tasso del 25%. C’è da morire! Per giorni non si è parlato che della cattiva gestione del caso Ford, del fallimento di General Motors e dei problemi di Chrysler. E ora che queste situazioni in un qualche modo sono state risolte, in Russia i problemi continuano. Le condizioni di Autoprom sono ancora critiche e la crisi nel settore automobilistico coinvolge tutta l’industria. Dal settore metallurgico e chimico. E’ sufficiente la mia scarsa competenza in economia per capire che certo non è un bene se l’industria automobilistica va in malora”. |
Intervista a Elena Zhemkova, attivista di Memorial, responsabile dei progetti con le scuole ed esperta dei rapporti russo-tedeschi seconda guerra mondiale. Elena Zhemkova: “Non solo una simile prospettiva è possibile ma è già reale. In Europa non vivono degli stupidi, ci sono persone intelligenti. Pensate all’ultimo conflitto tra Russia e Ucraina: è stato una dimostrazione lampante del fatto che se l’Europa non investe nelle energie alternative, si verranno a creare situazioni di grande tensione. Sono processi lunghi e seri, il cambiamento non può avvenire in un anno e nemmeno in dieci, ma già l’Europa si sta attrezzando ed è giusto che lo faccia. Vi consiglio di ascoltare le parole di un cantante rock che amo molto: Jurij Shevchuk. E’ vero in assoluto, perché quando finiranno il petrolio e il gas, vivrà meglio chi sarà pronto a questo momento. Chi invece non è lungimirante, chi pensa che queste risorse siano inesauribili, perderà tutto”. |
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In Italia ricordano la Politkovskaja con alberi e strade dedicate. Cos’altro possiamo fare per aiutare il vostro incredibile lavoro? |
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Vitali Yaroshevsky : “Dovete fare domande. Dovete chiedere. Vedete, i nostri politici desiderano essere amati dalla gente. Desiderano essere amati dagli italiani, dai francesi, dai tedeschi. Da tutti.
Ma non amano le domande cosiddette fuori programma. Ecco, sono queste le domande che dovete porre. Chiedete perché sono stati sequestrati i computer di Memorial’, oppure chiedete com’è la situazione in Cecenia. Bisogna ricordare ai nostri politici che è loro compito occuparsi della società, della gente. Del Paese. Chiedete come stanno procedendo in merito all’uccisione di Anna Politkovskaja, della giornalista Baburova, dell’avvocato Markelov, del cronista di Novaja Gazeta Jurij Shchekochukhin (ucciso per un’inchiesta sulla corruzione che coinvolgeva i funzionari dell’Fsb, ndt). Ponete queste domande. E’ arrivato il momento di dire la verità in questo regime. Ecco, questo è il massimo che potete fare. E’ a questo che dovete ambire. Cos’altro bisogna spettare? E’ arrivato il momento di dire la verità. Perché non mi fa piacere quando il vostro premier Berlusconi inizia a lodare Putin e insultare Khodorkovskij, ma so che in Italia ci sono anche altri punti di vista. Per quel che, invece, riguarda Novaja Gazeta e il giornalismo russo in generale, posso dire che non è morto. Il giornalismo russo non è morto. Ma ha bisogno di sostegno morale”. |
Elena Zhemkova : “Penso che la vostra professionalità, sia che siate giornalisti o specialisti di queste questioni, i vostri tentativi di comprendere le situazioni e trasferire le informazioni siano l’aiuto più grande. Azioni simboliche, come l’intitolazione di strade ad Anna sono senz’altro molto importanti per mantenere vivo il ricordo e alta l’attenzione su questi problemi.
Ci rendiamo conto che l’occidente, l’Europa, siano già stanchi; lo si percepisce soprattutto a livello politico. Quando Memorial si confronta con politici, deputati, eurodeputati, parlamentari occidentali, si sente in loro una stanchezza nei confronti della Russia perché, è vero, in venti anni è già incominciata una nuova epoca. L’occidente, l’Europa, l’America, tutti ci hanno dato soldi, hanno provato a stringere rapporti, intraprendere qualche azione comune, invitato funzionari, hanno dato appoggio, credito, hanno cercato compromessi, costruito relazioni… Per ottenere cosa? Le cose sono solo peggiorate. Anche Memorial è in difficoltà ma andiamo avanti, da 20 anni ormai ci occupiamo di lavorare con la storia e tutto è peggiorato. Forse non era necessario fare ciò, ad un certo punto è normale chiedersi fino a che punto si possa arrivare. La mia stessa vita è quasi alla fine. In tal senso comprendo la stanchezza dell’occidente. Occorre però capire che se il nostro e il vostro lavoro non fossero fatti, la situazione sarebbe di gran lunga peggiore e ancora più pericolosa. Se un paese così grande come la Russia si trasformasse infatti gradualmente nello stesso mostro totalitario come ai tempi dell’Unione Sovietica, allora nessuno starebbe bene, neppure l’Europa. La Russia è un vicino talmente aggressivo da essere un male per tutti. Nonostante la stanchezza generale, nonostante sembri una battaglia persa e non sappiamo se e quando otterremo i risultati sperati, nonostante tutto, il nostro lavoro è molto importante. Ad esempio, dal 14 al 18 ottobre, in occasione della fiera del libro di Francoforte, una delle più grandi al mondo, Memorial avrà uno stand per presentare il proprio lavoro. Stiamo pianificando un evento in memoria di Natalia Estemirova e Anna Politkovskaja. Il 14 ottobre sarà la giornata dedicata a Natal’ja mentre il 16 saremo in città. Porteremo un libro su Natalia Estemirova che contiene i suoi testi. Ora i nostri colleghi lo stanno traducendo in tedesco. Anche questo credo che sia un lavoro importante. Quelli che non comprendono il valore del nostro e del vostro lavoro sono persone che non vedono al di là del loro naso, per nulla lungimiranti. Persone del genere esistono ovunque”. |
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LEGGI LA PRIMA PARTE DELL'INTERVISTA: In Cecenia la guerra è latente. E i pericoli per gli attivisti e i giornalisti sono troppi