UN ANNO DOPO

Alle manifestazioni in memoria di Markelov e Baburova hanno partecipato più di 600 persone.

A Mosca, la sera del 19 gennaio, circa 600 persone hanno partecipato al corteo funebre e al presidio in memoria di Stanislav Markelov e di Anastasija Baburova, l’avvocato difensore dei diritti dell’uomo e la giornalista, uccisi. Questo lo comunica il corrispondente del giornale on line Kasparov.ru.

I partecipanti al corteo tenevano gli striscioni: “Lasciamoci alle spalle il terrore nazista!”, “I russi contro il fascismo”, “Loro disonorano la città che porta il titolo di eroe”, e scandivano “Il potere copre, i fascisti uccidono!”

Tra le persone che protestavano c’erano molti rappresentanti di movimenti politici e difensori dei diritti dell’uomo, ivi compreso il coordinatore del fronte di sinistra Sergej Udal’cov, il leader del movimento “Jabloka” (La mela) Sergej Mitrochin, il direttore amministrativo del movimento “Solidarnost” Denis Bilunov, il direttore amministrativo del movimento “Za prava ĉeloveka” Lev Ponomarev, il direttore del centro per la difesa dei diritti “Memorial” Oleg Orlov e altri.

Tutti loro, secondo un accordo preliminare, si sono presentati alla manifestazione senza bandiere politiche né simboli.

Va precisato che gli esponenti della milizia hanno informato i radunati che, lo spostamento del corteo da viale Petrovskij fino a Ĉistye prudy, si sarebbe svolto in gruppi fino a 50 persone accompagnati dalla milizia, tuttavia alcune decine di manifestanti hanno tentato di rompere il cordone OMON, hanno acceso fumogeni e non hanno ripiegato gli striscioni, come imposto dalla milizia. Alla fine, sono state picchiate e fermate circa 24 persone. Il fermo dei manifestanti è stato operato dalle forze OMON. Secondo notizie non confermate, le persone fermate sono state portate alla centrale “Tverskoe”.

Il LiveJournal Legal_team riporta l’informazione che tra le persone fermate c’era Sergej Krivenko, membro del consiglio presidenziale per il sostegno allo sviluppo della società civile e ai diritti umani.

Inoltre, il corrispondente dell’agenzia per le informazioni “Artikl’20” informa che alla manifestazione ha partecipato il responsabile russo per la tutela dei diritti umani, Vladimir Lukin.

Alla chiusura del corteo, a Ĉistye prudy, alle ore 20, era previsto un presidio. L’inizio della manifestazione si è prolungato a causa del fatto che la milizia ha messo soltanto 2 metal detector all’ingresso del territorio destinato al presidio, mentre hanno manifestato la volontà di partecipare più di 600 persone. Alle ore 20.40, in seguito alla provocazione da parte delle forze dell’ordine che hanno tolto dai partecipanti al presidio il manifesto, la folla, urlando “Ci serve libertà!”, ha abbattuto la recinzione sistemata dalla milizia e si è avviata lungo il viale “Ĉistoprudnyj”. Soltanto con la forza fisica, l’OMON è riuscito a trattenere la gente, decine di manifestanti venivano duramente picchiati, 18 sono stati fermati.

Secondo alcune fonti, per effettuare i fermi, la milizia ha utilizzato il gas al peperoncino. Però, il dirigente per la gestione dell’informazione e le relazioni pubbliche del GUVD della città di Mosca, Viktor Birjukov, ha smentito l’informazione, secondo Gazeta.ru.

Soltanto quando Lev Ponomarev è riuscito a trovare un accordo con il capo dell’OMON moscovita, il generale Koslov, ovvero il rilascio delle persone fermate subito dopo lo scioglimento della manifestazione, i partecipanti alla manifestazione, per lo più giovani, hanno cominciato a disperdersi.

Va aggiunto che le forze della milizia spingevano le persone verso la stazione della metropolitana con forza. Mentre all’interno della stazione “Ĉistye prudy”, con violenza, fermavano i giovani che tornavano dal presidio per controllare i loro documenti.

Dunque il 19 gennaio hanno fermato circa 50 manifestanti.

Va precisato che i moscoviti per tutto il giorno hanno portato fiori e candele sul luogo della morte di Markelov e Baburova a Preĉistenka.

Stanislav Markelov è stato ucciso il 19 gennaio 2009 con un colpo alla testa, sparato da una pistola col silenziatore. Accanto all’avvocato si trovava la giornalista della Novaja gazeta, Anastasija Baburova, che aveva ricevuto una ferita da arma da fuoco alla testa e, senza riprendere più conoscenza, ha perso la vita il giorno stesso.

All’inizio di novembre, sono state fermate le persone sospettate di aver commesso questo crimine: Nikita Tichonov e Evgenija Chasis, che, secondo le indagini, appartengono ad uno dei gruppi nazionalisti. Ci sono state delle comunicazioni sulle confessioni di Tichonov e Chasis però, in seguito, Tichonov ha dichiarato in tribunale di aver agito sotto pressione.

Luogo

Moskva
Russia