Valter Litvinenko. IL MIO APPELLO ALLA SOCIETA’ CIVILE.

Io, Litvinenko Val’ter Aleksandrovich sono padre del difensore dei diritti umani e del pubblicista Aleksander Val’terovich Litvinenko, avvelenato a Londra nel 2006.

La società civile deve oggi prestare attenzione alla pesante situazione in cui si è ritrovata la mai famiglia, che si è rifugiata all’estero e si è appellata all’aiuto del governo italiano per ottenere asilo politico. Hanno avvelenato mio figlio tre anni fa su precise disposizioni del presidente russo Putin che li ha mandati a Londra. Loro hanno avvelenato con il Polonio 210 una tazza di the di mio figlio.

La Russia è un paese criminale, pertanto per me e per la mia famiglia restare in Russia diventò molto pericoloso.

Già da due anni viviamo in Italia. Non voglio ripetere per quale ragione fummo costretti a fuggire dalla Russia. Giunti in Italia, non ci siamo sentiti per nulla al sicuro. Al contrario, ci siamo trovati in una situazione senza via d’uscita, come in una trappola. Da due anni avanziamo la richiesta di asilo politico al governo italiano. Ci hanno accolto funzionari a diversi livelli ma da nessuno abbiamo ottenuto risposte chiare.

Capisco che il governo italiano non voglia guadagnarsi l’inimicizia dell’assassino di mio figlio, Putin, e per questo rimanda costantemente la risposta.

Ci troviamo a vivere una situazione di emarginati. La mia famiglia vive costantemente nel terrore. I soldi che possedevamo sono finiti. Il ristorante che abbiamo preso in affitto ci ha mandato in rovina definitivamente, dal momento che per la legge italiana non abbiamo neppure il diritto di lavorarci.
La polizia italiana che si è organizzata attorno a noi e al nostro ristorante, pedinandoci, ci ha sottratto la macchina che eravamo riusciti a comprare qui. Ha contribuito al fallimento del nostro ristorante, a causa delle incursioni che facevano regolarmente scappare i clienti impauriti. Durante una di queste incursioni mia figlia fu picchiata. L’ho dovuta curare da una commozione cerebrale.
Dopo il pedinamento del genere poliziesco, la polizia ci ha confiscato l’automobile che avremmo potuto vendere e ricavarne dei soldi che ci avrebbero fatto sopravvivere per un certo periodo. In generale, ci hanno portato in modo premeditato e puntuale all’incubo in cui ci troviamo ora.

Siamo stati costretti a scappare da Rimini. In breve tempo ci hanno cacciato dall’appartamento perché non avevamo i soldi per pagare l’affitto.

Mi rivolgo alla società civile con la speranza che prenda in considerazione la nostra situazione e ci difenda, qui in Italia, dall’evidente pressione che continuiamo a subire da parte del governo russo per mano di funzionari italiani.

Se il governo italiano non è nelle condizioni di aiutarci a difenderci dai piani macchinosi del Servizio Federale di Sicurezza russo, allora rivolgiamo il nostro appello a Londra, là dove si trova la tomba di mio figlio avvelenato.

Non confidiamo nella polizia italiana, anzi, è vero il contrario. Infatti, come potrebbe aiutarci se non è neppure nelle condizioni di difendere il primo ministro del paese e i luoghi sacri?! Capisco perfettamente come un fiume senza fondo di gas e dollari di petrolio, che scorre nei portafogli dei funzionari russi, costituisca la chiave per aprire qualsiasi porta ad occidente. Alla fine di tutto deve esistere tuttavia un’opinione pubblica che sia in grado di giudicare l’abuso di potere dei funzionari. In Russia già molto tempo fa, i criminali facevano le veci dei funzionari. Nello stesso modo i russi criminali hanno raggiunto anche l’occidente e molti funzionari occidentali hanno già abboccato.

La società civile in occidente non è pronta a porre un limite a questo sopruso criminale?!

Io la esorto alla vigilanza. “Gente, state vigili!”Scrisse l’autore ceco Juris Fuchik nella prigione della Gestapo rivolgendosi a tutti noi prima della sua esecuzione.

Val’ter Litvinenko