Edward Lucas – La Nuova Guerra Fredda. Il putinismo e le minacce per l’Occidente.
La rinascita delle ambizioni imperiali della Federazione Russa, palesatesi dopo le vicende georgiane dell’estate 2008, sarebbe alla base di un nuovo scontro tra Occidente e Russia che, in un saggio dal titolo volutamente provocatorio, Edward Lucas definisce “La Nuova Guerra Fredda”.
Uno scontro in cui gli avversari di oggi, scrive Sergio Romano, autore della prefazione italiana del libro, sono “un nazionalismo russo senza legge” e un “multilateralismo occidentale dominato dal diritto”.
Se l’ex ambasciatore, che da anni preme per un’alleanza strategica tra Europa e Russia e per una ridiscussione del ruolo della NATO, bolla il libro di Lucas come “una inutile provocazione” dietro la quale si nasconde “non tanto il desiderio di riformare la Russia, quanto di indebolirla e umiliarla”, al contrario lo storico inglese Norman Davies, tra i massimi esperti di Guerra Fredda, considera le tesi di Lucas nient’affatto retoriche e provocatorie.
Ma utili affinché Europa e America trovino uno scopo comune dopo una stagione in cui “l’Occidente si è scioccamente convinto che fece bene ad abbassare la guardia quando “la fine della Storia” fu annunciata vent’anni fa.”
Il primo peraltro a sottolineare che questa Nuova Guerra Fredda si configuri attraverso modalità diverse rispetto al passato è lo stesso Lucas.
In questo l’opinione del giornalista dell’Economist concorda con quella di tanti sovietologi che evidenziano come oggi lo scenario politico internazionale, con l’ingresso di nuovi attori come India e Cina, sia profondamente mutato.
Lucas reputa però catastrofico l’errore “che il mondo compie dal 1991 di credere che la Russia stia irreversibilmente diventando un paese normale”.
Il processo di democratizzazione iniziato con la prima presidenza Eltsin si è completamente arrestato negli anni del putinismo.
L’autore, attraverso una disamina lucida e puntuale corredata di fatti e cifre, dimostra come la Russia odierna, con il consolidarsi del potere di Putin e degli uomini dell’ex KGB, abbia abbandonato, prima tacitamente e poi esplicitamente lo scopo di diventare un paese “normale”, caratterizzato da libertà politica, stato di diritto e prosperità economica.
Rispetto all’epoca sovietica sono cambiate le modalità con cui la nuova guerra viene combattuta. Oggi il mezzo principale è il denaro. Denaro, risorse naturali, diplomazia e propaganda.
La nuova guerra fredda è “in parte una lotta per quote di mercato”.
Se ai tempi di Brezhnev la prima preoccupazione strategica era la capacità della marina sovietica di bloccare le rotte di accesso all’Europa, ora è l’abilità di Gazprom di bloccare i suoi gasdotti.
“È sul fronte del ricatto energetico che la Russia è più attiva. […] La manovra a tenaglia della Russia sull’Europa, con la pianificazione dei gasdotti Nord Stream e South Stream attraverso rispettivamente il Baltico e il Mar Nero, ha evidenziato la debolezza e la confusione che affliggono attualmente l’UE. Il South Stream, rivale del gasdotto Nabucco, progettato dall’UE, ha ora l’appoggio di Bulgaria, Austria e Ungheria, tutti paese che presumibilmente appoggiavano il Nabucco”.
Ciononostante sottolinea Lucas l’idea che la Russia sia una minaccia globale rimane un ancora un miraggio.
Un miraggio alimentato anche da molti politologi occidentali che, seppure implicitamente, sottolineano come il regime degli ex KGB, insediatosi al potere con Putin, sia stato un bene per la Russia. Posizione questa sostenuta anche dall’ex ambasciatore Romano che dipinge il KGB come “un’istituzione sovietica” fatta di uomini “intelligenti e preparati” e “particolarmente adatti a restaurare la forza e l’unità” in un paese, la Russia eltsiniana, a suo avviso, allo sbando.
Lucas al contrario fa notare come “coloro che governano la Russia oggi somigliano ai predecessori del XIX secolo, ma a quelli corrotti, paranoici e incompetenti, piuttosto che ai riformatori visionari come il primo ministro assassinato Piotr Stolopyn, l’uomo i cui sforzi per creare una classe contadina prospera che placasse i sentimenti rivoluzionari quasi salvarono l’impero zarista”.
Un chiaro segnale del clima che si respira a Mosca, che dovrebbe fare riflettere un’Europa che a vent’anni dal Crollo del Muro di Berlino appare smarrita e disunita, è l’umore interno del paese.
In un sondaggio su internet dell’estate del 2008, Stalin compete testa a testa con lo zar Nicola II per il titolo di più grande russo della storia mentre Andrei Sacharov, il più famoso dissente sovietico, ottiene risultati piuttosto mediocri.
Un Occidente avveduto e democratico – conclude Lucas, alla fine di questa requisitoria acuta, brillante, supportata da evidenze empiriche e nient’affatto ideologica – dovrebbe innanzitutto incominciare a usare il suo soft power con maggiore efficacia.
“È sorprendente che l’Europa abbia usato, per la maggior parte degli ultimi anni la sua politica dei visti in modo che ha reso avere un passaporto russo molto più attrattivo che averne uno ucraino o georgiano. Questo deve cambiare. Sarà triste per i russi se la richiesta del visto diventerà più lenta e sottoposta a maggiori controlli. Ma di questo dovranno dare la colpa a quei politici russi che hanno intenzionalmente e cinicamente trasformato il paese in un paria internazionale, disprezzato e temuto da coloro che non riesce a dominare”.
Edward Lucas – La Nuova Guerra Fredda. Il putinismo e le minacce per l’Occidente. Prefazione di Sergio Romano e Norman Davies. Università Bocconi Editore, Milano 2009
ISBN 978-88-8350-142-5
Edward Lucas è da vent’anni inviato dell’Economist in Europa dell’Est. Come corrispondente da Mosca è stato testimone della caduta di Gorbaciov e della fine dell’Unione Sovietica, della nascita della Russia democratica di Eltsin degli anni Novanta, e quindi del consolidamento del regime di Putin negli anni Duemila.
http://edwardlucas.blogspot.com/
Massimiliano Di Pasquale
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