LE PROMESSE DI PUTIN AI RUSSI: UN BILANCIO NOVE ANNI DOPO
Per rimettere in piedi la Federazione Russa Vladimir Putin, nel gennaio 2000, s' era prefissato l' obiettivo di curare i cinque malanni che maggiormente rischiavano, se non messi in agenda, di far sparire un Paese geograficamente immenso, politicamente ed economicamente fragile dopo la presidenza Eltsin ma pur sempre presente negli scenari internazionali. Le malattie croniche che lo colpivano erano declino demografico, corruzione, monocultura energetica, fragilità interna ed esterna, delegittimazione delle istituzioni. Tralasciando il problema della criminalità mafiosa su cui tutti gli occidentali hanno letto numerosi articoli dopo gli omicidi eccellenti, di quale livello di salute gode la Federazione dopo i due quadrienni putiniani? Waleriano K. M.Paissan waleriano.paissan@ gmail.com Caro Paissan, D ei problemi menzionati da Putin, quello demografico è probabilmente, a medio e lungo termine, il più minaccioso. La popolazione (142 milioni) ha registrato nel 2008 una diminuzione pari allo 0,04%. Se questo processo non verrà rovesciato, la popolazione scenderà, nel giro di qualche decennio, a cento milioni: troppo pochi per una superficie di 17.075.400 chilometri quadrati. Molto dipende in ultima analisi dallo sviluppo economico del Paese, dalla sanità pubblica e dalle condizioni dei ceti sociali più poveri. In un libro recente pubblicato da Bompiani («Stelle del Cremlino. L' Occidente deve temere la nuova Russia?»), Fabrizio Dragosei scrive che «quasi 19 milioni di russi sono sotto la soglia di povertà fissata a 3.900 rubli, poco meno di 100 euro». Il loro numero era molto più alto nel 1998, al momento del crac finanziario, ed è diminuito grazie alla politica di Putin e all' aumento del prezzo del petrolio. Ma è andato nuovamente aumentando dopo la grande crisi finanziaria del 2008. A questa fascia di povertà corrisponde l' enorme ricchezza degli oligarchi, di cui Dragosei descrive nel suo libro le feste stravaganti e i folli passatempi. Putin ha colpito duramente quelli che non hanno voluto assecondare la sua politica, ma è stato assai meno severo con tutti coloro che si sono dimostrati docili e obbedienti. La crisi del credito, tuttavia, ha falcidiato molte fortune. La corruzione resta una delle maggiori piaghe del Paese ed è profondamente radicata nella pubblica amministrazione. Il presidente Medveved ne è consapevole e non smette di denunciarla, ma il fenomeno è favorito in buona misura dalla natura di uno Stato in cui tutto ciò che non è esplicitamente permesso è implicitamente vietato. Ogni passaggio burocratico, quindi, può diventare una occasione per esigere dal malcapitato cittadino il pagamento di un balzello. La monocultura, vale a dire l' eccessiva dipendenza dalle esportazioni di petrolio e di gas, è ancora, purtroppo, uno dei principali difetti dell' economia nazionale. Ma vi sono anche i segni di un mercato interno, progressivamente cresciuto nel corso degli ultimi anni e alimentato da una nuova generazione di piccole e medie imprese. Anche questo, per molti aspetti, è il risultato dell' era di Putin. Al quale occorre infine riconoscere il rafforzamento della posizione del Paese sulla scena internazionale e la maggiore «grinta» delle istituzioni. Questi sono probabilmente gli aspetti che maggiormente preoccupano l' opinione pubblica occidentale. Ma sono anche quelli che hanno permesso a Putin di conquistare il consenso dei suoi connazionali. RIPRODUZIONE RISERVATA
Romano Sergio
Pagina 47
(10 ottobre 2009) - Corriere della Sera
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