Garri Kasparov: Il mio sguardo sulla nuova Russia. Il regime sta portando alla catastrofe.
Recentemente si è tenuta la seconda conferenza “La Russia dopo Putin”. Lo stesso titolo aveva una serie di articoli pubblicati sulla testata “Ezhednevnom Zhurnale” (Il Quotidiano) e sul sito Kasparov.ru, di uno dei eader del movimento Solidarnost’, Garri Kasparov. Considerando che questi articoli hanno suscitato reazioni controverse tra la comunictà del web, abbiamo chiesto all’autore di fornire più dettagli sulle dichiarazioni rilasciate.
Garri Kasparov, per quanto di successo in generale l’opposizione stia promovendo la sua idea di futuro, in assenza della quale la rafforzano?
L’assemblea nazionale raccoglie diverse ideologie di pensiero,accomunate dal rigetto per il sistema attuale. Una tale necessità è dettata dall’incapacità dell’attuale regime di cambiare e i cambiamenti sono necessità del XXI secolo. Comprendere la rovina di questo regime e la minaccia che il collasso incontrollato del nostro paese determinato dalle strutture del potere è il principio da cui si muove l’opposizione. Io stesso dal 2005 non ho mai smesso di ripetere che lo smantellamento del regime di Putin dev’essere l’obiettivo principale. Lo smantellamente non prevede la sua totale distruzione ma, al contrario, per evitare le estreme conseguenze, occorre individuare quegli elementi dell’attuale sistema inefficiente e che per questo possono essere utilizzati per la costruzione di un nuovo stato. Tra questi elementi: Elezioni libere, l’abolizione della censura, il rispetto dei diritti dell’uomo. In questo modo si prepara il terreno per un consenso nazionale. L’obbiettivo consiste nell’individuare quei punti dai quali partire per la costruzione di un nuovo stato. Il ciclo di conferenze è stato dedicato appunto ai progetti per una nuova costituzione, per quanto l’attuale conservi un carattere autoritario.
Quale posto occupano gli articoli da voi scriti “La Russia dopo Putin” in questo processo?
Gli scritti rappresentano il risultato di un analisi attenta dei problemi politici del paese. La prima parte del materiale è dedicata alla morfologia del regime che, essendo la radice del problema, è fondamentale per capire come uscire dalla crisi. E’ chiaro che molta gente non sia ancora pronta ad un’azione critica. Il potere sfrutta questo elemento per i propri scopi, appropriandosene in maniera sconsiderata quando usa alcuni concetti, come democrazia e liberalismo. Noi vediamo una forte interdipendenza tra i governi di Elcin e Putin. La seconda parte delle mie pubblicazioni “La vetrina dei progetti”, che raccoglie le idee dell’opposizione, nonostante gli organi di stampa ufficiale ce le vogliani “bruciare” (anche il parlamento ha smesso di essere luogo per le nostre discussioni). Nella terza parte ho provato ad esprimere la mia idea personale sul futuro della Russia, senza intaccare le mie visioni liberali di sinistra. Ho incominciato a spiegare che cosa sarebbe accettabile per la nostra società. Avrei potuto certamente sognare ma il mio intento non è quello di essere ambizioso: per ottenere il consenso occorre valutare attentamente tanto la situazione politica interna quanto quella esterna al paese. Il NA è una piazza molto rappresentativa che raccoglie le principali forze ideologiche della società.
Nel suo progetto intende prendere in considerazione idee che accontentino diversi gruppi?
Il consenso non lo si raggiunge semplicemente accorpando idee. La politica non è matematica. E’ già importante avere interrotto la “guerra fredda civile”, capendo che in qualche modo è necessario mettersi d’accordo. Questo accordo è tanto più importante nel ghetto di controversie ideologiche nel quale ci troviamo, l’atmosfera del quale viene rianimata continuamente dal potere. Il potere non tenta di reprimere singole manifestazioni ideologiche. Singolarmente possono manifestare comunisti, nazionalisti, liberali ma non appena si avverte il tentativo di qualche azione congiunta (ad esempio Limonov e Alekseev insieme), allora immediatamente il potere reagisce. L’unione viene percepita come minaccia. La stessa possibilità di varie forze ideologiche di accordarsi su varie questioni, viene vista come alternativa al potere in vigore. Qui senza scendere a compromessi non si arriva da nessuna parte. In particolare io cerco di portare avanti riforme politiche che possano essere adottate. Ovviamente qualsiasi progetto riflette le idee di chi lo formula e per me la cosa più importante è il trend liberale ma sono pronto ad una scelta di compromesso e all’adozione di un quadro più variopinto.
Secondo il suo parere in che modo l’opposizione potrebbe sfruttare le opportunità per realizzare i propri progetti?
Al momento il mondo è in balia di cambiamenti globali. Nei paesi sviluppati si stanno estinguendo le risorse finanziarie. Comprese le macchine per la stampa con la conseguente violazione delle idee di base. Questo rappresenta a mio parere l’agonia dell’attuale equilibrio mondiale. La non conformità del sistema alle esigenze del nostro tempo condurrà al cataclisma. Nella storia momenti simili ci furono durante la guerra. Spero che adesso si eviterà una grande guerra. In ogni caso resta il ricordo delle conseguenze catastrofiche della guerra. In compenso si combattono molti conflitti locali. Viviamo nell’epoca delle guerre permanenti, quando i cambiamenti si compiono alle spese dei più deboli e con meno possibilità. Oggi la Russia, sulla carta planetaria geopolitica appare un debole giocatore.Il paese da oggetto che era è divenuto soggetto, in particolar modo della politica cinese. Il nostro potere aiuta la Cina a preparare questa gigantesca testa di ponte. La seconda minaccia è l’islamismo radicale, che si espande da sud, dal Caucaso settentrionale. L’immigrazioen illegale ha costituito un problema per la Russia che si confronta con problematiche demografiche. In queste condizioni l’obiettivo da me formulato è la conservazione del nucleo della civilizzazione, è preferibilmente nei confini attuali. Qui si potrebbe ricordare uno splendido brindisi del fondo d’oro dei classici film sovietici: “Beviamo perché i nostri desideri siano sempre coincidenti con le nostre possibilità”.
Quali avvenimenti concreti potranno accadere nel nostro paese che conducano ad un regime democratico?
Alcuni cittadini hanno considerato i contenuti dei miei scritti utopie irrealizzabili. A me pare che non si possa considerare qualunque scenario in modo distaccato dalla nostra realtà ma se cominciamo ad occuparci dell’adattamento di ciò che è necessario costruire alla realtà di oggi, allora alla fine arretreremo a quella che Medvedev definisce modernizzazione. Non posso dire esattamente quando ciò avverrà ma sarà inevitabile. Anche nel febbraio del 1917 lo Stato non era funzionale; ora la crisi delle istituzioni statale è ancora più pesante, perché abbraccia diversi strati della società e in particolare quelli di maggior sostegno. Testimonianza di ciò sono le rivolte della polizia. Il regime sta conducendo alla catastrofe e noi non possiamo controllarlo. Non importa quando ciò avverrà ma ogni singolo cittadino, patriota del proprio paese, deve prepararsi all’azione che condividerà con quelle persone che sono intenzionati a creare un nuovo nucleo di stato. Quanto prima ci muoveremo e quanto prima troveremo una lingua comune nella cornice delle nuove strutture. Questa è la priorità nella costruzione della Russia di domani.
Quale sarà il destino delle classi burocratiche?
Certamente non si può fare di tutta l’erba un fascio ma è innegabile che molti funzionari, giudici, capi della polizia e deputati compiono azioni illegalmente. Inevitabilmente loro non potranno far lavorare nelle nuove istituzioni statali. E’ inevitabile che debba essere fatta pulizia nell’apparato dirigente. In Russia le riforme non possono essere fatte costantemente, soprattutto se posseggono il conservatorismo tipico della burocrazia. La mia proposta è quella di conservare il numero dei ministeri di settore e trasferire le funzioni amministrative al livello regionale e municipale. In questo modo sarà possibile alleggerire la struttura burocratica e spostare il centro amministrativo più vicino alla “terra”, nel rispetto della tradizione. Anche lo statalismo verrà così conservato.
Teoricamente si può essere d’accordo con lei quando afferma la necessità di intervenire in fretta. In pratica però, cosa penserebbero le persone che agli inizi degli anni ’90 hanno subito uno shock e non vogliono subirne un altro?
Per le persone non sono spaventose le riforme ma le privazioni materiali e il malessere psicologico. Evitare il caos favorisce il progetto e le azioni giuste dei funzionari, comprese nella sfera finanziaria. Molte riforme verranno accolte con entusiasmo dai cittadini, ad esempio quella del conferimento alle regioni di maggior potere decisionale. Mosca funge da aspirapolvere per molte persone che qui portano i soldi dalle province. Oppure è assolutamente evidente che il Ministero degli Affari Interni (MVD), essendo il contenitore di tanta corruzione e illegalità, si costruisca da solo la propria fine. La polizia in molti casi è una minaccia per i cittadini e non un garante della sicurezza pubblica. Per non parlare del fatto che la guerra interna è un non senso assoluto. Abbiamo bisogno di un esercito che ci difenda dall’espansione all’esterno. Per la lotta alla violenza del sistema ci servono forze di sicurezza interna e comitati d’indagine. La polizia deve occuparsi del mantenimento dell’ordine e dev’essere questa la priorità del potere locale e municipale.
Nella struttura del potere da lei proposta che importanza ricoprono le liste ministeriali e degli enti?
Le liste conferiscono la direzione sociale dello stato e indeboliscono le sue funzioni represive. Ve lo dimostro. Scompaiono mostri, come l’MVD, ma appaiono enti che allargano la sfera di influenza statale. Io propongo ad esempio di introdurre il Ministero per gli affari dei veterani di guerra e delle forze armate. I veterani sono tantissimi se pensiamo alla seconda guerra mondiale, alla guerra in Cecenia o in Afghanistan. Il lavoro che lo stato deve fare con loro non deve limitarsi alla ricompensa di soldi ma al reinserimento nella società, in tempi di pace. Oltre a ciò, in una fase di passaggio come questa, è necessario un Ministero dello sviluppo economico che aiuti a pianificare. Considero prioritarie le decisioni su problemi chiave come accorciare la distanza delle entrate dei cittadini. Questo obiettivo è raggiungibile solo se lo stato è in grado di guadagnarsi la fiducia delle persone. Occorre interrompere la pratica dell’imbroglio e restituire i vecchi prestiti, come quelli conservati in Sberbank e in altri istituti di credito sovietici.
Tutto ciò dovrebbe avvenire in un unico spazio politico e civile da Lissabon a Vladivostok…
A meno che qualcuno mi mostri un altro modo per conservare la Siberia e l’estremo oriente nei confini della Russia. Solo grazie all’integrazione della Russia in un unico spazio europeo è possibile conservare il proprio territorio e fermare l’espansione cinese. Una Russia integrata può far sentire il proprio peso nelle questioni mondiali e risolvere i propri problemi. Mi sembra che questa sia un avariante accettabile per una buona quantità di cittadini russi che si rivolgono agli europei. L’Europa è più vicina a noi rispetto agli Stati Uniti.
E’ questa l’idea chiave del progetto?
Non è un progetto da realizzare in tempi lunghi ma subito: la legislazione russa si deve conformare a quella dello spazio unito europeo. L’annessione della Turchia all’Europa, ad esempio, rappresenta un fattore molto positivo nello scenario mondiale e potrebbe realizzarsi già nel prossimo decennio. Per questo l’insieme di diversi fattori storici, religiosi e sociali rappresentano una rottura con l’Europa unita.
Intende che le dirigenze attuali in Russia non tendono all’Europa?
Questa tendenza esiste solo in qualità individuale, attraverso i conti bancari, l’acquisto di squadre di calcio, beni immobiliari. I figli di molti funzionari, compresi quelli di Putin vivono all’estero. Io parlo di integrazione all’interno del nostro paese e non di singole famiglie di miliardari.
E in Europa attendono la Russia?
Nella variante Putin-Medvedev certamente no. Oggi in Russia il sistema di diritto e quello politico si differenziano da quello europeo: occorre un nuovo vettore di sviluppo che non sia basato sulla corruzione. Nel quadro di un meccanismo d’insieme esiste la possibilità di sfruttare enormi risorse naturali provenienti dalla Russia. Più in generale, la Russia possiede un enorme territorio poco popolato al contrario dell’Europa. Un concetto unitario di sviluppo economico basato sulle nuove tecnologie, prevede un’unica rete di autostrade fino a Vladivostok e consente una migliore distribuzione dei posti di lavoro: molte di quelle persone che hanno abbandonato il paese perché non vedevano qui nessun’altra prospettiva potrebbero rientrare in patria. La Russia diverrebbe una parte del grande “Spazio Europeo”.
Come mai attualmente l’Europa non vede tutti questi vantaggi per sé?
Occorre lavorare duramente perché ci si stringano le mani; nel momento in cui il potere russo avvierà un avvicinamento con l’Europa, allora si troverà l’accordo. In generale oggi esistono due grandi realtà geopolitiche, gli Stati Uniti e la Cina. L’Europa è troppo divisa per contrastare sia l’una che l’altra. Se annettesse la Russia potrebbe invece confrontarsi. Nello stesso tempo la mappa mondiale subirebbe enormi variazioni: questa potentissima unione politica ed economica porterebbe stabilità e solidità al mondo.
Ol’ga Gulenok, intervista pubblicata sul “Giornale Quotidiano”
Traduzione di Anna Agliati
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